
Dopo la prima di “Gira dischi” il concerto di Petra Magoni e Mauro Ottolini abbiamo avuto il grandissimo piacere di intervistare Mauro Ottolini che ci ha raccontato il progetto, il suo passato ed il suo sguardo sull’attuale panorama musicale.
Macerata questa sera ha avuto l’onore di assistere alla prima di “Gira dischi” insieme a Petra Magoni, com’è stato suonare in concerto con lei per la prima volta?
Ci siamo divertiti perchè con Petra siamo sulla stessa lunghezza d’onda, non avevamo mai suonato in un concerto insieme ma ci conoscevamo già. L’avevo già chiamata a collaborare in un disco che avevo fatto dedicato a Tenco, dove erano venuti tantissimi musicisti. Avevo scritto un arrangiamento veramente particolare pensando proprio a Petra. Ci siamo visti un giorno ad un festival a Ravenna dove suonava anche lei, io le ho detto: “Petra noi dobbiamo fare un gruppo che si chiama La Clinica del Jazz” come le Jazz Clinic… Prendiamo quelli più matti, più creativi, lei fu subito entusiasta. Dopo una settimana mi ha richiamato e abbiamo fatto questo gruppo in acustico come una volta. Io ricordo quando avevo sedici anni che già suonavo, facevo il barista ma la sera andavo sul pontile del lago a Peschiera del Garda con la chitarra e mi mettevo a suonare. In un’ora arrivava gente di ogni sorta, ci si metteva là, si suonava e si cantava, qualsiasi pezzo, ognuno chiedeva una canzone, bastava una birra e la voglia di stare lì. Poi arrivavano uno con la chitarra, uno coi bonghi uno con la fisarmonica. Poi un giorno mentre ero là arrivarono i carabinieri che mi dissero che era vietato suonare… da lì è iniziato il declino della nostra società. Una volta bastavano due note e c’era già aggregazione, oggi sono tutti drogati di tecnologie che non servono a nulla, perchè le usano per farci le bombe e non per curare i malati o per dar da mangiare ai bisognosi.
Come è avvenuta la scelta dei pezzi?
Alcuni erano pezzi che ci piacevano suonare innanzi tutto, alcuni sono dei pezzi che non sono spesso suonati, quindi sono delle piccole chicche. Sai quanti pezzi italiani ci sono così dimenticati in un angolino? Io poi sono un grande fan di Tenco, di tutta quella vecchia scuola. Ho lavorato tanti anni con Capossela, uno dei più grandi cantautori italiani, ho lavorato con tutti i grandi cantautori dell’ultima generazione, quindi ho conosciuto tanti aspetti di questi musicisti qua ed ho visto quelli che sono veri che compongono, scrivono ed hanno la musica dentro e quelli che vivono invece il successo commerciale. Dei grandi artisti con cui ho lavorato mi vengono in mente i Negramaro, Brunori Sas che scrive da moltissimo ma è stato riconosciuto solo ora perchè è andato in televisione, guarda ad esempio Lucio Corsi, sono molti anni che suona in giro riconosciuto solo ora ed è uno che porta contenuti. Invece non mi piace la canzone di oggi povera di contenuti e soprattutto povera di musica, fatta con l’intelligenza artificiale, io mi fermo qua. Ho 53 anni, ho sentito talmente tanta bella musica che non ho più spazio nella testa per quelle cose, quindi continuo ad ascoltare cose belle, anche nuove, la curiosità c’è sempre di sentire.
Vanti numerose collaborazioni, qual è quella che ti ha lasciato un ricordo indelebile?
È difficile dirne una perché ognuna mi ha lasciato qualcosa, anche quando suonavo con gente meno preparata. La musica è talmente complessa che anche se credi di conoscere tutto arriva sempre qualcuno che fa qualcosa che non avevi pensato, allora io mi pongo sempre dalla parte del curioso, come dovrebbe fare un artista, cercando di imparare e questa è una cosa che ti fa crescere. C’è sempre la voglia di essere studente, il giorno in cui non avrò più interesse ad imparare qualcosa penso che la mia vita sarà diventata come una nullità, perchè avrò perso tutti gli stimoli. Oggi io suono e magari sento che quella nota non mi è venuta bene, domani mi metto lì e la riprovo, se sento qualcuno che fa qualcosa di nuovo cerco di capire cosa fa, ci vuole passione… è come una persona che cucina che si mette in gioco, prova la nuova ricetta, invece c’è sempre qualcuno che prova a dire io so già fare tutto… non esiste una persona che sa fare tutto. Mi piace sempre scoprire cose nuove: io ho iniziato con la musica classica, sono stato 12 anni con l’orchestra dell’arena di Verona, facevo le opere, poi dopo tutti quegli anni ho capito che non ce la facevo più, anche se avevo uno stipendio altissimo. Ad una certa ho deciso di licenziarmi, mi hanno preso tutti per matto, avevano ragione ho rischiato molto, però ero felice, non mi interessavano i soldi, volevo fare la musica che piaceva a me. Ho avuto la fortuna di incontrare tantissimi musicisti come Rava, Franco D’Andrea nel jazz ma anche con cantautori che mi hanno insegnato tanto.
Come vedi il panorama musicale italiano oggi?
Una volta ci si trovava in cantina, nel garage a suonare, era un grande divertimento e soprattutto c’erano i club dove andare a suonare, oggi non ce ne sono più e questo è triste. La colpa non è però dei gestori, la colpa è del sistema italiano. Io ne ho avuti due di locali ed andando avanti ti rendi conto di come certe politiche stanno distruggendo queste attività sociali, non può uno che ha un locale pieno di gente rimetterci, io non dico che deve diventare ricco ma neanche rimetterci, invece oggi è così.
MACERATA, Teatro Lauro Rossi, 5 dicembre 2025
Attività svolta nell’ambito del Laboratorio “IMPROVEisACTION” organizzato da Macerata Jazz e Università degli Studi di Macerata.
Intervista di Alessandro Togni e Lara Catena

